Mirco Denicolò

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Ho intervistato la pioggia

Vedere l’invisibile è intravedere ciò che è velato, o intuire una epifania negli eventi quotidiani, o sentire il proprio corpo attratto dalle contraddizioni della vita come da una voragine, e poi scoprirsi a riempire la carta di segni per stabilire la propria misura.
Sono uno di quegli artisti che racconta le cose piccole dell’esistenza, le zone di senso che si producono dove non passa la grande Storia. Vivo circondato da oggetti del quotidiano, mi sento una creatura fragile ed irripetibile. Molto presto, ho scoperto che le arti visive erano un luogo dove potevo vivere serenamente, non troppo nascosto, non troppo esposto. Lentamente ho trovato e costruito un linguaggio che mi appartenesse, che mi lasciasse la libertà ed il piacere di narrare.

Uso strutture e tecniche che derivano dalle tradizioni delle arti: l’equilibrio, il vuoto, il movimento, il silenzio, lo stupore. Uso anche i loro opposti, un po’ meno. Conosco il fallimento e la perdita, ho visto la fine della vita e questo mi ha permesso di parlare scegliendo con più attenzione le cose che si possono esprimere. Sono una persona felice, a volte serena, produco immagini ed il mio lavoro non è inutile.

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