Emanuele Astengo

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"Dare corpo al corpo.
La rivoluzione ceramica di Emanuele Astengo"

"(...) Astengo cerca di apportare la sua rivoluzione ceramica in un settore da sempre vincolato alla produzione di forme esteticamente gradevoli e dalla funzione definita.

Inizia a trattare la materia restituendo ad essa il suo carattere organico. Lo fa servendosi del corpo, lasciando delle tracce, delle impronte di sé nell’oggetto artistico. In Inchiodatura e scrittura corporea (1968) l’argilla si fa superficie trattabile su cui lasciare i segni dell’uomo che la sta plasmando senza dargli una forma. In questo modo l’artista libera la sua attitudine e, al contempo, l’attività di ceramista dagli schemi precostituiti della tradizione secolare e, come pochi prima di lui in quest’ambito, immette il corpo nel processo alchemico della trasformazione del materiale facendolo diventare parte integrante della creazione.
Astengo e l’opera diventano in questo modo una specie di paradosso: l’uomo libera simbolicamente il modo di fare ceramica distruggendo ogni residuo formale e, allo stesso tempo, sfrutta l’organicità della materia per rappresentare sé stesso attraverso tracce segniche che saranno fissate dal fuoco.
L’uso del corpo e l’immistione di esso nell’opera rappresenta un modo di mettersi in gioco e ha l’obiettivo di dematerializzare, vanificare e schernire il sistema artistico che vive sulla riproduzione di prodotti piacevoli e vendibili.
Le Narrazioni Corporee si concretizzano nella traccia primordiale impressa nella materia. Come lo stesso artista sostiene, si tratta di metaforizzare il corpo come prototipo degli strumenti per lavorare la terra: “i denti sono l’archetipo della zappa e dello scalpello, le unghie lo sono dell’aratro e del rastrello, la mano è l’archetipo del taglio” 1 (...)"

tratto dal testo critico "Dare corpo al corpo
La rivoluzione ceramica di Emanuele Astengo"
di Luna Gubinelli

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Distruzione della Ruota 74.jpg

Quello che rifiutiamo, cubi polimaterici di ceramica neriage, 1979

Forma prigioniera, opera scultorea in pietra artificiale ceramica cotta, 1982

Opus Keramikos, performance fotografica, 1974