Le VASELLE d'AUTORE

Al centro di Torgiano, rinomato centro di produzione vitivinicola fra Perugia e Assisi, Palazzo Malizia ospita due collezioni dedicate alla produzione ceramica di artisti contemporanei di fama internazionale. La collezione Nino Caruso contiene opere realizzate dal maestro siciliano a partire dagli anni '50 fino ad oggi e donate al Comune di Torgiano, al quale lo scultore è profondamente legato. Le cinquantotto sculture in ceramica esposte documentano l'intero iter artistico dello scultore e costituiscono preziose testimonianze dell'arte ceramica contemporanea.

 

Vasi, lucerne, steli, evocano forme ancestrali, materiali arcaici e antiche civiltà, soprattutto quella etrusca ma anche quella africana. La collezione vaselle d'Autore, invece, si forma a partire dal 1996 in concomitanza con la manifestazione Vaselle d’Autore per il Vino Novello, il cui direttore artistico è lo stesso Nino Caruso. In continuità con l’attività degli antichi cocciari di Torgiano, ogni anno a novembre tre artisti di fama internazionale vengono invitati a cimentarsi con il tema della vasella, tradizionale boccale umbro che discende dalla medioevale "panata", recipiente con orlo che ricorda il becco del pellicano. Almeno tre ceramiche di ogni artista entrano poi a far parte della collezione, oggi comprensiva di circa centocinquanta opere di quarantotto artisti, quali Accardi, Dorazio, Caruso, Mattiacci, Weller, Ceccobelli, Gallo, Heyerdahl, Jense, Consolazione, Scannella, Guerri, Morigi, Woodman, Laghi, Bucci, Brook, Gioventù

 

NINO CARUSO

SONO NATO A TRIPOLI

da genitori siciliani di Comiso in provincia di Ragusa. Il periodo della mia adolescenza trascorso a Comiso è stato molto importante per la mia formazione. Il momento storico eccezionale, dovuto alla guerra, lo sbarco degli alleati, i partiti, le lotte contadine per la terra, le letture, le discussioni li ho vissuti in un confronto dialettico con i compagni conosciuti in quegli anni.
I compagni della mia giovinezza e Tripoli, sono stati di stimolo per l’impegno politico a favore dell’indipendenza della Libia e per l’attività sindacale, causa dell’ espulsione mia e di altri compagni.
A Roma nel ’51 incontro Meli, compagno di adolescenza. Mi introduce nell’ambiente artistico di Villa Massimo dove conosco Guttuso, Mazzacurati, Leoncillo, Brunori e ambienti sociali molto diversi da quelli da me frequentati fino allora. Gli artisti e il clima culturale dei primi anni cinquanta creano un cambiamento radicale nella mia vita: e decido di dedicarmi all’arte ceramica.

 

ETRUSCULUDENS nasce dall’incontro di Matta con alcuni artigiani, che si sono dimostrati sensibili artefici di oggetti d’uso. Questi artigiani che – liberandosi  dalle pastoie del mestiere e della pedissequa ripetizione dei moduli del passato, e profondendo una carica di ricerca creativa – hanno dimostrato ampiamente la forza “rivoluzionaria” del lavoro collettivo e la possibilità che si offre ad uomini di dispiegare in tutta la sua consistenza le forze creative che erano rimaste compresse e frustrate nel loro essere. L’esperienza degli Etruscu-Ludens costituisce un fatto esemplare per un effettivo decentramento della cultura e della concreta alternativa alle strutture ufficiali dell’arte.

L’Etrusculudens fu un vero e proprio laboratorio di idee ed esperienze artistiche dove Matta realizzerà un’importante produzione di scultura ed in particolare di scultura ceramica, richiamando in quel nome la radice identitaria del territorio e contemporaneamente facendo riferimento al gioco (ludens), quale valenza conoscitiva ed esperienziale del mondo dell’essere primordiale. Tarquinia come tutto il territorio etrusco, che era all’origine del mondo preromano e della latinità, per la sua natura geografica e per la sua storia millenaria che lo proietta in un’ideale primordialità, rischiava forse di imprigionare nella retorica del passato da una parte, ed in una ipotesi di un futuro omologante dall’altra, le sue forze migliori. Matta intravede invece in questo ambiente originario la possibilità di un’alternativa che solo questo territorio è capace ancora di generare grazie alle sue antiche radici, rinverdite e lasciate libere di fiorire. 

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